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martedì 19 agosto 2014

Hercules - Il guerriero

Copyright widemovie.it
Ogni popolo ha bisogno di un eroe da ammirare e seguire e questo sei tu Hercules così il veggente Anfiarao apostrofa il guerriero. Un guerriero attorniato dalle leggende, ma nell'intimo molto umano e perseguitato dalla morte della sua intera famiglia.
Il re della Tracia Coys (John Hurt), vecchio e decadente, chiede aiuto a lui e al suo gruppo di guerrieri molto diversi tra loro. Hercules accetta per l'oro e nella speranza di chiudere così la causa con la dea Era. Hercules addestra così un'improvvisato esercito di contadini e braccianti per sfidare il nemico Reso. Questa guerra si rivelerà una trappola. Coys è alleato con il re Euristeo (Joseph Fiennes) per governare insieme la Grecia come despoti sanguinari. Il guerriero, figlio di Zeus e di una mortale secondo la leggenda, insieme con i suoi prodi aiutanti dovrà rovesciare un esercito intero per salvare se stessi e il popolo della Tracia.
Un uomo vero Hercules, che la leggenda ha reso dio, ma nella realtà è come tutti gli altri, ci ricorda che la motivazione vedi  la sete di vendetta per la sua famiglia, la voglia di sconfiggere i traditori Kotis ed Euristeo può renderlo più forte e permettergli di realizzare imprese come un Dio. A ciò si aggiunge un pizzico di humour e interessanti rapporti interpersonali all'interno di un gruppo forte e unito ormai divenuto come una famiglia.
Hercules Il guerriero di Brett Ratner, già regista di X Men conflitto finale e di Family Man, è in conclusione un action epic movie divertente, molto meno trash di quanto mi potevo immaginare dal trailer, sorretto da un eccezionale Dwayne Johnsons, perfetto per questo ruolo vista anche la sua precedente carriera come wrester.

Voto: 6,5
Giorgio Barison

martedì 5 agosto 2014

Transformers - L'era dell'estinzione.

Copyright screenrant.com
Michael Bay ripete la sua migliore ricetta per creare il quarto capitolo della saga tratta dai celebri giochi della Hasbro. Un nuovo capitolo ambientato cinque anni dopo il terzo conclusosi con la battaglia di Chicago. E' un seguito ma anche una nuova ripartenza, un reboot, si riparte con diversi nuovi attori principali tenendo gli stessi ritmi e modalità e qualche vecchia conoscenza come i tipici grandi effetti speciali e le spettacolari scene di azione.
Questa volta il malcapitato umano che entra in contatto con i transfomers è Cade Yeager (Mark Wahlberg), inventore sfortunato, che si ritrova tra le mani per caso Optimus Prime, senza nemmeno troppa convinzione prova a sistemarlo e rimetterlo in funzione. Nel frattempo il capo della Cia ha stipulato un patto con un cacciatore di taglie Lockdown il cui obiettivo è fare fuori tutti gli Autobot ancora esistenti e ottenere il "seme". Ora i transformer sono considerati nemici degli umani a tutti gli effetti e gli Autobot sono costretti a nascondersi. A partire da alcune resti di Megatron lo scienziato Joshua Joyce con la sua industria robotica Ksi ha iniziato a dare vitaa una nuova serie di transformers evoluti creati in laboratorio.
Dietro a tutto c'è però le mente di Megatron, Yeager insieme alla figlia e al suo fidanzato proverà quindi a salvare il destino della Terra aiutato dagli ultimi Autobot rimasti in una immensa battaglia senza fine.
La bella di turno non manca nemmeno in questo episodio, è Nicola Peltz, nel film la figlia di Cade Yeager, classe 1995, segue le orme di Megan Fox e di Rosie Huntington- Whiteley. Mentre nelle location si nota ormai l'influenza orientale anche in un film così hollywoodiano, infatti tra i governi citati c'è anche quello cinese e numerosi scontri sono ambientati a Hong Kong.
In conclusione un film con i tradizionali ingredienti dei precedenti con un pizzico di ironia, battaglie senza fine, scarsi dialoghi che creano un buon intrattenimento estivo, ma meglio non provare a chiedere di più.

Voto: 6

Giorgio Barison

mercoledì 2 luglio 2014

Il capitale umano


Il capitale umano non sembra un film italiano da tanto è innovativo e diverso dagli altri. E' il modo in cui viene sviluppata la sequenza del film che lo rende unico e necessario.
Il nucleo in sè non è forse dei più originali, tratto molto liberamente dall'omonimo romanzo di Stephen Amidon. Due famiglie nella Brianza che conta. La prima in alto, ricca che punta sempre a di più, con decine di problemi tenuti appositamente sotto il tappeto, guidata da uno speculatore senza pietà, e la seconda capitanata da Dino, immobiliarista, che tenta la scalata sociale in modo vertiginoso senza pensare alle conseguenze. Unite ancora di più da un incidente automobilistico dove un cameriere viene investito mortalmente.
Non è il classico film perchè il livornese doc Paolo Virzì racconta i più caratteristici tratti delle profonda Italia del Nord in modo audace, ma anche con una tecnica molto interessante. Non la trama lineare, ma mostrando la stessa vicenda dal punto di vista dei personaggi più importanti, così lo spettatore viene a conoscenza della varie sfaccettature e della verità, molto diversa dalle apparenze.
Tutto ciò è supportato da una prova attoriale egregia di Fabrizio Gifuni, capitalista speculatore senza scrupoli, di un Fabrizio Bentivoglio, quasi irriconoscibile, immobiliarista che sogna troppo in alto e dalla coppia femminile delle mogli Valeria Golino e Valeria Bruni Tedeschi, agli opposti ma che bene rappresentano due figure tipiche di donne. Seguiti da numerosi altri attori in performance azzeccate e piccoli ruoli che lasciano felicemente sorpresi, basti vedere il grande Luigi Lo Cascio interprete di un giovane critico teatrale e il forse poco noto Luca Torraca del teatro dell'Elfo nelle vesti del monsignore della scuola privata. Tutto perfettamente costruito e assemblato. Un film ambientato in Brianza ma che per me potrebbe ben rappresentare dinamiche di un certo modo di vivere di una più grande parte d'Italia. Il cinismo e l'avidità non hanno limiti e portano distruzione dei più deboli e dei sentimenti. Un grande film italiano diverso dagli altri che non ha paura di mostrare una parte di noi che non piacerà a molti.

Voto: 8

Giorgio Barison

venerdì 30 maggio 2014

X Men Giorni di un futuro passato


Gli X Men sono tornati per l'ennesimo titolo sempre pimpanti e sorprendenti, a quattordici anni dal primo episodio al cinema, a differenza di altre saghe della Marvel sanno reinventarsi e sembrare nuovi in qualcosa. Questo ultimo film, terzo della serie a firma di Bryan Singer, si basa sull'omonimo fumetto di Chris Claremont e John Bryne.
Anno 2023. La guerra contro i mutanti e tutti i loro alleati prosegue senza sosta da cinquantanni e ha prodotto solo un mondo buio e senza vita. Le sentinelle seminano terrore e morte in ogni angolo del globo. Gli avversari di sempre Magneto e Professor X insieme a pochi altri sopravvissuti usano la loro ultima chance per salvare il destino degli X Men: mandare indietro nel 1973 la coscienza di Logan Wolwerine per cambiare la storia. Logan deve evitare la morte per mano di Mistica dello scienziato Bolivar Trusk progettista delle sentinelle che hanno l'unico scopo di uccidere tutti i mutanti, dovrà farsi aiutare da un giovane Professore X (James McAvoy) ancora senza poteri e dagli altri mutanti come Bestia e Magneto.
Un film della Marvel che mi è piaciuto, diverte, la necessaria collocazione negli Anni 70' intrattiene, è un bel salto indietro nel tempo per colori, costumi e musiche con sullo sfondo i grandi eventi della storia americana riletti secondo gli eroi dei fumetti dalla Guerra in Vietnam all'assassinio di J.F.K. Un cast al completo tra vecchi e nuovi mutanti, molti con piccole parti tra cui esce come vero protagonista Hugh Jackman con i suoi artigli e dove si segnala la presenza di Peter Dinklage (Bolivar Trusk) come villain dopo il grande successo de Il trono di spade.

Voto: 7

p.s. dopo i titoli di coda c'è una interessante sorpresa da non perdere.
Giorgio Barison

venerdì 16 maggio 2014

Godzilla

Godizilla è tornato, alle origini della tradizione giapponese. Gareth Edwards, un nome che a molti, me compreso, dice poco o nulla, regista di Monsters film a basso budget catastrofico, riprende in mano la stessa storia già affrontata da Roland Emmerich nel 1998, questa volta riesce il risultato è decisamente interessante. C'è intrattenimento, scene spettacolari che divertono, suspanse, tutto quello che ci potremmo aspettare da un film catastrofico, ma niente di più.
1999. Nelle viscere della terra nelle Filippine sono ritrovati dei strani resti organici. Dopo quindici anni in una centrale nucleare in Giappone avviene un misterioso incidente, qualcosa si è risvegliato. Ufficialmente è un incidente nucleare, in realtà è molto altro. L'esercito crea un'immensa zona di quarantena, tutta la popolazione è all'oscuro di tutto, per lunghi anni hanno cercato di contenere la bestia, ma giunge il giorno del suo risveglio. Inizia una battaglia tra mostri i Muto e Godzilla, l'esercito americano prova a eliminarli senza grandi risultati. Il Giappone, le Hawai, San Francisco nel frattempo sono distrutte. Uno solo sopravviverà.
Tra le righe vicende umane troppo abbozzate: l'impeccabile Bryan Cranston, reduce da Breaking Bad, in una parte troppo corta prova a scoprire la verità, avrebbe meritato di più, mentre il figlio Ford Brody (Aaron Johnson) ha un ottimo feeling con Elle Brody (Elizabeth Olsen).
Un film che si comporta da vero blockbuster in tutti i sensi, di certo non si scordano i ruggiti potenti dei mostri; io l'ho visto in una sala strapiena anche grazie alla Festa del cinema, ma otto euro altrimenti non li avrebbe meritati.

Voto: 6

Giorgio Barison

lunedì 27 gennaio 2014

The Wolf of Wall Street

Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio fanno ancora colpo. Raggiungedno livelli di alto cinema con The Wolf of Wall Street. Film questo tratto dalla storia vera di Jordan Belfort, broker di borsa che in pochissimi anni, tra il 1987 e il 1994, è diventato milionario truffando centinaia di risparmiatori. Estremo è l'aggettivo giusto per descrivere l'interpretazione e la vita di Belfort nella realtà e nel film. Una vita dissoluta, depravata al massimo prima per raggiungere i suoi obiettivi e poi per goderne appieno i frutti. Un film estremo e quindi non per tutti, le fan dell'eore di Titanic avranno forse il mal di stomaco di fronte a tutti uesti festini a base di droga, orgie e alcol tra una partita in borsa e un'altra.
Di Caprio dalla sua riesce a calarsi perfettamente nel personaggio e compie un'ottima interpretazione, riconosciuta tale anche da stampa e critici avendo ottenuto un Golden Globe e una nomination agli Oscar, (saranno consegnati il 2 marzo). Un film molto lungo, tre ore quasi, lo voglio ricordare, si parte dalla fine e si torna all'inizio come nel miglior stile di Scorsese e del cinema degli ultimi vent'anni per mostrarci al meglio tutta l'ingordigia e la depravazione di Belfort e di tutti quelli che lavorano per lui uomini e donne.
Un film forte che non giudica il passato ma lo mostra e basta, con attori eccezionali oltre a Di Caprio desidero citare Jonah Hill e Matthew McConaughey. Le note nostrane di Gloria di Umberto Tozzi e la cover rock di Mr Robinson arricchiscono uno dei migliori film della stagione magistralmente diretto.


Voto: 8

Giorgio Barison

mercoledì 22 gennaio 2014

Her

Los Angeles. Un futuro non troppo lontano. Theodore (Joaquin Phoenix), nome dal sapore vintage, uomo molto solo e introverso, potrei definirlo asociale, e' lasciato dalla sua storica fidanzata Cathrine (Rooney Maara) e cade in depressione. Di professione scrive lettere d'amore per un noto sito. Le persone ormai non riescono piu' a farlo tanto e' forte l'incomunicabilita' tra loro. Arriva in commercio il primo sistema operativo dotato di coscienza, Theodore lo compra subito, si chiama Samantha (Scarlet Johansoon). Tra l'uomo e la voce, dotata di personalita' quasi umana, si instaura un rapporto molto particolare e si innamorano come una coppia "normale". Theodore andra' incontro anche ai rischi del caso e agli sguardi malevoli di colleghi e della sua ex per la sua relazione non con una persona, ma con un computer. Una storia d'amore sul suo senso piu' profondo, quieta, tenue, e romantica. 
Un film che solo un artista visivo come Spike Jonze poteva realizzare, dopo la favola de Where the wild things are e i numerosi videoclip. Ambientato in un futuro che secondo molti, me compreso, e' il piu' realistico e concreto, dove le interazioni umane saranno minime e tutto sara' a voce, addio tastiera e contatto con dispositivi. Immersi poi in citta con grattacieli e colori pastello chiaro. Molto bella e interessante la dedica del film tra gli altri a James Gandolfini, noto per i Soprano e a Maurice Sendak, indimenticabile autore de Where the wild things are da cui Jonze quattro anni fa aveva ttratto il suo film omonimo. Le musiche, nominate agli Oscar, sono leggere, con solo due pezzi, non penetrano troppo, ma sono piacevoli, sono state curate dagli Arcade Fire. Il film convince e' allieta a suo modo, considerato uno dei migliori film dell'anno, e' candidato a 5 premi Oscar, tra cui miglior film e miglior sceneggiatura originale.

Voto: 7

lunedì 6 gennaio 2014

American Hustle

Decido di andare a vedere questo film dopo averne letto molto bene, specie per le interpretazioni di Christian Bale e del duo Adams / Lawrence, e dopo che ha ricevuto la bellezza di sette nomination ai Golden globes. Solo in parte ha rispettato le mie aspettative.
American Hustle è una bella foto patinata di fine anni 70' che dura ben 138 minuti, davvero un'enormità. Irving Rosenfield (Christian Bale) è un imprenditore dalla doppia vita, proprietario di lavanderie e truffatore nel retrobottega, dopo aver conosciuto la affascinante e avvenente Sydeny Prosser (Amy Adams) espande i suoi affari grazie a falsi conti in Inghilterra. Un giorno però vengono scoperti dal FBI. La coppia viene assoldata per collaborare all'interno di una complessa operazione del FBI guidata da Richie DiMaso (Bradley Cooper), che ha l'obiettivo di scoprire i malaffari dietro la liberalizzazione del gioco d'azzardo nella città di Camden nel New Jersey, governata dal carismatico sindaco Carmine Polito (Jeremy Renner), e i rapporti opachi tra diversi membri del Congresso e alcuni imprenditori vicini alla mafia.
Tra i tre con l'aggiunta della moglie di Rosenfield interpretata da Jennifer Lawrence si crea un “quartetto” d'amore, un intrigo complesso di relazioni amorose, ricco di colpi di scena e ironia.
Il film diverte e intrattiene senza esagerare, c'è un'attenzione particolare per la ricostruzione storica, specie per i costumi e le acconciature, decisamente tipiche in quei anni. Il film è ambientato nel 1978. Non è il di sicuro il miglior film dell'anno troppo prolisso e senza la caratura anche di trama necessaria. Il cammeo finale di De Niro è decisamente evitabile, superfluo e davvero fuori luogo per un grande attore come lui. E' stato candidato a numerosi Golden Globes, tra cui miglior commedia, miglior regia (David O Russell), e per le interpretazioni tutti e quattro gli attori principali: Bale, Cooper, Lawrence e Adams, forse hanno davvero esagerato.


Voto: 6

Giorgio Barison

venerdì 27 dicembre 2013

The secret life of Walter Mitty

Prima o poi nella vita si deve prendere il “volo” e fare quello che si è sempre desiderato. Bisogna uscire dal nostro guscio di paure e insicurezze; con queste parole per me si può sintetizzare The secret life of Walter Mitty. Il film segna il ritorno alla regia dopo cinque anni per Ben Stiller, qui in veste anche di protagonista principale. Alla rivista americana Life si chiude un'era, si passa dal formato cartaceo al digitale, solo sul web e Walter, responsabile da sedici anni della grafica di tutte le copertine, è travolto dal cambiamento. Walter è un uomo solo e un sognatore, non riesce ad interagire con i colleghi, specie con la sua amata Cheryl e il mondo esterno, fantasticando molto su quello che potrebbe succedere. Prima di chiudere la sua esperienza lavorativa ha l'importante compito di consegnare il negativo 25 di Sean O'Connor (Sean Penn), il più celebre fotografo della testata, per recuperarlo dovrà intraprendere un viaggio vero e proprio, non solo nella sua fantasia, che toccherà Groenlandia, il Monte Everest e l'Islanda, provando sensazioni ed esperienze mai fatte nella sua vita prima sentendosi vivo veramente forse per la prima volta. Tornato dal viaggio si sentirà un uomo nuovo e riuscirà ad esprimere i sentimenti che prova alla sua ex collega di lavoro Cheryl (Kristen Wiig).
Un film non semplice, ispirato al racconto breve del 39' di James Thurber, a tratti triste, drammatico, avventuroso, mi ha convinto molto, eccetto forse per il modo in cui vengono mostrati i numerosi viaggi mentali di Walter, troppo esagerati e troppo diretti al cuore dello spettatore che rimane interdetto ai primi. L'ambito musicale diverte e intrattiene molto, troverete musiche delle più disparate, dagli Arcade Fire con Wake Up del 2005 fino a David Bowie. Da grande fan di Sean Penn sono soddisfatto, ha una parte molto importante che aleggia su tutto il film, seppur piccola.
Un film consigliato a tutti quelli che vanno oltre alle apparenze e credono che si possa aspirare a qualcosa in più rispetto alla vita di tutti i giorni. Da vedere da far vedere a tutti vostri cari, farà stare meglio per un po'.


Voto: 7,5
Giorgio Barison

venerdì 6 dicembre 2013

Australia: The Counselor


Ho aspettato quasi un mese, ma alla fine non potevo più starci lontano dal cinema. Così sono andato al multisala Hoyts, il più vicino dove abito, all'interno del centro commerciale Northland.
Io sono a Melbourne in Australia. Come sempre fino a quando non si prova una cosa non si sa comè, e cosi è stato. Il mio livello di inglese rispetto alla partenza è migliorato, ma non è ancora ad un buon livello. Difatti non ho capito proprio tutto tutto del film lo ammetto.
The counselor (il procuratore), ultimo film diretto da Ridley Scott, è un thriller drammatico a tinte forti ambientato tra Messico e Texas. Il procuratore (Michael Fassbender), il suo vero nome non viene mai rivelato, decide di inserirsi per una volta soltanto nel contrabbando di droga nonostante un'ottima carriera e una favolosa fidanzata e futura moglie Laura (Penelope Cruz). Contatta quindi Reiner (Javier Bardem), piccolo boss del traffico di droga ed entrano in affari. Ma qualcosa va decisamente storto. Le alleanze e i giochi di potere dietro al contrabbando sono assai complessi e non ci sono loro due, anche altri signori presenti da più tempo vogliono comandare e intervengono a disturbare i loro piani. Nel frattempo mentre i due uomini, il procuratore e Reiner cadono a pezzi, la compagna di quest'ultimo Malkina, interpretata da Cameron Diaz, da donna fidata si trasforma in vendicatrice perfida e avida di denaro.
Lo scrittore Cormac McCarthy, vincitore del Premio Pulitzer per The Road, autore anche di Non è un Paese per vecchi, in questo film è per la prima volta sceneggiatore, prosegue nel suo stile variando sul tema, c'è molto più rapporto sentimentale che in molti dei suoi libri, vere storie d'amore, mentre i luoghi sono i tradizionali, le lande sterminate del deserto degli Stati del Sud. Il film premesso tutto ciò non mi ha convinto, anzi. Narra l'ascesa umana e poi la caduta agli inferi di un uomo, il procuratore, senza mostrare le ragioni di tutto questo. I personaggi intorno sono grotteschi, in primis Bardem, conciato con una permanente nera da corrente elettrica che non si fa dimenticare facilmente. Un ottimo cast, oltre ai già citati c'è anche Brad Pitt, che non riesce a risaltare in un film piatto.


p.s. Sentire le vere voci degli attori, dal primo all'ultimo, è stato fantastico.
Giorgio Barison

mercoledì 30 ottobre 2013

Il quinto potere

(
Bill Condon (Twilight, Dreamgirls) ha scelto un tema della nostra contemporaneità: il caso Wikileaks. Come già avvenuto per The social network, il regista si basa solo su alcuni libri scritti da alcuni giornalisti e un ex membro della fondazione. Solo la tesi di una parte è mostrata. La verità storica si avrà solo tra alcuni decenni.
Il film raccontato con la ormai tradizionale tecnica del flashback, torna indietro al 2007 quando si conobbero per la prima volta Julian Assange ( Benedict Cumbertbatch) e Daniel Berg ( Daniel Bruhl). Già allora Assange proponeva un modello diverso di informzione basato su gole profonde protette, mentre Daniel era un ottimo tecnico informatico bravissimo con i pc. Seguiamo tutti i loro viaggi in Europa e lo sviluppo lento ma continuo di Wikileas, che a parole era composta da centinai di volontari, ma invece dietro a tutto c'erano solo loro due. Una situazione dove Assange è mostrato come un condottiero senza pietà, psicopatico, tutto a scapito del fedele Daniel, tenuto in secondo piano nelle decisioni.
Un film forse fin troppo tempestivo, il regista si è scottato con l'attualità non riuscendo a prendere le misure adeguate per una vicenza di tale portata. Cumberbatch interpreta Assange in modo molto pesante, in un sorta di macchietta, sarà davvero così anche nella realtà? Senza avere una vera profondità, anzi dedicandosi a mostrare vicende slegate a protagonisti. Invece Daniel Bruhl prova a risollevare la qualità della recitazione, grazie ad un personaggio a tutto tondo.
In conclusione (ultimo film visto in Italia al cinema), una pellicola discreta, un'occasione persa per Bill Condon per investigare su Wikileiaks e sul suo vero deus ex machina Julian Assange. E' solo un abbozzo di tutto questo.

Voto: 6

Giorgio Barison

mercoledì 16 ottobre 2013

Cattivissimo me 2

Sì, non vi state sbagliando state proprio per leggere la mie considerazioni su Cattivissimo me 2 (Despicable me 2), film di animazione prodotto dalla Illumination Entertainment per la Universal. Sono andato a vederlo molto volentieri, in parte per il particolare momento che sto vivendo, tra poco lascerò l'Italia e poi perchè sentivo la necessità di un film allegro che mi facesse sorridere e desideravo andare a colpo sicuro o quasi. Beh, devo dire che ho fatto la scelta giusta, io che vedo di rado film animazione, eccezion fatta per quelli della Pixar, questa volta mi sono dovuto ricredere. Cattivissimo me 2 è un buon prodotto commerciale per tutti, specie per i più piccoli, ma anche i più grandi, potranno trovare motivo per divertirsi.
Dopo il primo capitolo dove Gru rubava la Luna e adottava le tre bambine Agnes, Margo ed Edith, ora i suoi unici pensieri sono le tre piccole e la sua fabbrica di marmellate; la malvagità per ora è solo accantonata, ma sempre presente nei recessi più profondi della mente di Gru. Il  Un giorno però la Lega contro i Cattivi gli propone di lavorare come spia per scoprire l'identità del cattivo che ha rubato un pericolosissimo veleno. A suo fianco nella missione troviamo Lucy e gli irresistibili Minions, veri mattatori del film, a tal proposito non perdetevi i titoli di coda fino alla fine....
Le risate ci sono, ma alcuni difetti si notano a freddo, un villain un pò troppo grossolano El Macho, doppiato da Neri Marcorè, che si manifesta dopo troppo tempo, poi la presenza di tante possibili sotto trame troppo poco sviluppate: rapporto madre-figli, la love story giovanile, la spy-story, le difficoltà di un padre, davvero un peccato. Considerando tutto questo rimane più un film di animazione di quantità che di qualità, prodotto questo della Universal, a differenza della rivale Pixar che punta sulla qualità, sulla meraviglia dell'immagine e poi sulla comicità più diretta. Un film in definitiva molto divertente e adatto per trascorrere un'ottima serata spensierata anche grazie alle ottime musiche originali di Pharell Williams.

Voto: 6,5

Giorgio Barison

martedì 8 ottobre 2013

Gravity

Claustrofobia. Morte. Vita. Le prime parole che mi salgono in mente dopo aver visto Gravity di Alfonso Cuaron (I figli degli uomini, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban). Non è del tutto il film che mi aspettavo: niente e nulla filosofia, scenari mozzafiato dove protagonista è manco a dirlo il nostro pianeta Terra e la galassia, tantissimo CGI applicato ad un 3d adeguato, dialoghi di vita quotidiana. Inoltre aggiungo che ci mostra alcune delle più belle e affascinanti panoramiche della storia del cinema dai tempi di 2001 Odissea nello spazio.
Matt Kowalsky (George Clooney) e la dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock) durante una missione spaziale dedicata alla riparazione del telescopio Hubble rimangono colpiti da una tempesta di detriti provenienti da un satellite russo andato in frantumi. Solo loro due sopravvivono alla collisione. I due, lei medico alle prime armi nello spazio con un passato complicato, lui alla sua ultima missione prima della pensione, proveranno in ogni modo a ritornare "a casa" sulla Terra, affrontando l'infinità dell'universo e i propri limiti fisici, tra allucinazioni e sogni, ricordandoci che c'è sempre un valido motivo per vivere.
Un film che lascia attoniti per gli effetti della fotografia di Emmanuel Lubezki, collaboratore storico di Cuaron, che rende omaggio con dovizia alla meraviglia della natura, immagini accompagnate dalla musica di Steven Price. Una narrazione che a mio avviso non colpisce appieno il cuore dello spettatore, rimanendo un bellissimo esempio di 3D, (questa volta il prezzo del biglietto vale davvero la pena), applicato ad una vicenda così complessa, ma che manca del trascendentale, del quid in più per renderlo un capolavoro. Una grande prova professionale quindi per Alfonso Cuaron, in veste di regista, sceneggiatore, produttore e montatore, che dopo una grande lavorazione durata più del previsto ha realizzato un grande prodotto di fantascienza, ma dove poteva spingersi anche oltre.

Voto: 7,5

Giorgio Barison

giovedì 26 settembre 2013

Rush

Niki Lauda e John Hunt: la sfida tra la vita e la morte. Questo potrebbe essere il titolo del nuovo film di Ron Howard (Apollo 13, Angeli e Demoni). Due uomini che con la loro rivalità fecero davvero la storia della Formula 1 degli anni 70'. Howard con coraggio mette in scena questa storia vera, anche tragica regalandoci un ottimo film. I due protagonisti, interpretati da Chris Hemsworth (Thor) e da Daniel Bruhl (Bastardi senza gloria), sono agli antipodi: il primo vanitoso, palestrato, squattrinato, inglese, il secondo austriaco, figlio di industriali, timido, calcolatore. Nelle corse però non potevano esistere uno senza l'altro. Le loro carriere sportive si rincorrono numerose volte intersecandosi al massimo nel campionato di Formula 1 del 1976, dove mettono a rischio la propria vita nel temuto Gp del Nurburgring il 1 di agosto. Lauda ebbe la peggio, rientrò a tempo record dopo due gare, ma il titolo fu vinto dal rivale. Hunt raggiunge il suo culmine e cadde rovinosamente, mentre per Lauda fu un nuovo importante inizio.
I due attori danno vita ad un film complesso per montaggio e molto coinvolgente, immersi in quello che era uno sport vero, a differenza di quello di oggi, dove gli spettatori attendono e si animano solo per un incidente alla partenza. Come nel calcio i grandi squadroni degli anni 60', la Formula 1 degli anni 70' era uno sport dove si rischiava sempre la vita e gli incidenti gravi erano all'ordine del giorno. Ron Howard usa al meglio tutte le possibilità degli anni Duemila con un uso intelligente del CGI, ricreando le atmosfere umide e piovose delle gare e le immagini all'interno degli abitacoli.
In definitiva un ottimo film su due personalità totalizzanti, ciascun spettatore sarà costretto a schierarsi per uno dei due, o Lauda o Hunt, sorretto inoltre da una sceneggiatura maestrale di Peter Morgan (The Queen, Frost/Nixon). Credo proprio che nei prossimi mesi ne risentiremo parlare per i premi di categoria.

Voto: 8

Giorgio Barison

martedì 3 settembre 2013

Elysium

Neil Blomkamp, giovane regista classe 79', torna dopo due anni dal caso clamoroso di District 9, candidato come miglior film agli Oscar 2012. Forte di questo successo e con carta bianca con la casa madre Sony ha deciso di lasciare lo stile finto documentaristico e l'invasione aliena del precedente, rimanendo sempre nel grande campo della fantascienza. Troviamo una base filosofica maggiore, un mondo post apocalittico, ormai dato. Anno 2154 i ricchi hanno lasciato la Terra ormai devastata per clima e guerre e sono immersi nel "paradiso" orbitante di Elysium. I poveri, i cittadini della Terra, vivono in città che cadono a pezzi dove tutto è regredito, anche la più semplice visita ospedaliera è divenuta un miraggio. Max Da Costa (Matt Damon) e il ministro della Difesa (Jodie Foster) sono i protagonisti nei due mondi agli antipodi. Max, un giovane con precedenti, in seguito ad un incidente sul lavoro ha una sola possibilità di salvezza: andare ad Elysium, dall'altro Jessica Delacourt, un ministro senza pietà con i "terrestri", ha una brama di potere senza fine, ma propria questa la porterà alla rovina definitiva. A Max, solo a lui, sarà data la possibilità di sovvertire l'ordine di Elysium per salvare i cittadini della Terra e la sua vita.

Blomkamp sperimenta meno, ma colpisce per alcune idee narrative e per poco altro. Il film naviga veloce, la durata, 110 minuti, forse è uno dei lati negativi, più tempo sarebbe stato opportuno per approfondire alcuni aspetti lasciati in ombra (il passato di Max e Frey, le istituzioni e la vita ad Elysium). La visione distopica del film non è tanto lontana dal alcune profezie, la Terra è un pianeta molto e stanco e non riuscirà a reggere certi ritmi, come ne usciremo? Questo è uno degli interrogativi che pone il film.
Rimane un buon lungometraggio fantascientifico, non troppo innovativo, ricco di azione e con qualche spunto filosofico, un prodotto creato prima per intrattenere e poi per riflettere.

Voto: 7

Giorgio Barison

venerdì 12 luglio 2013

La migliore offerta

Giuseppe Tornatore è considerato dai critici il più internazionale tra i registi italiani. Con La migliore offerta ritorna a girare completamente in inglese, dopo quindici anni, quella volta fu per La leggenda del pianista sull'oceano. Questa scelta è determinante, i temi trattati sono riconducibili alla filmografia di Tornatore solo dopo una lunga riflessione, qui troviamo al centro la differenza tra il vero e il falso e l'amore.
Il  vero e il falso dell'arte, il vero e il falso nelle relazioni sentimentali si infittiscono fino a diventare la medesima sostanza, Virgil Oldman (Geoffrey Rush), citazione nascosta all'autore dell'Eneide?, ha l'arduo compito di districarsi tra illusioni e realtà, lui così timoroso del mondo e conoscitore solo delle sue aste. Anche lo spettatore comune si ritrova nella stessa posizione, poiché la narrazione offre ben pochi privilegi. Di fronte ha una massa immensa di trame e sotto trame, ricche di rimandi microscopici, allusioni determinanti e molto altro ancora, tanto che i più comprenderanno un primo livello, quello esteriore e superficiale, mentre solo pochi potranno comprendere il film fino in fondo. Detto ciò la La migliore offerta è un film d'autore per tutti, dove ciascuno potrà avere una propria visione dei fatti, più o meno soddisfacente.
A nostro fianco alla ricerca del vero amore e della verità abbiamo il battitore d'aste Virgil, un personaggio a tutto tondo, perfetto, unico, su cui il regista ha lavorato moltissimo e che solo Geoffrey Rush avrebbe potuto interpretare. Un personaggio che è meticoloso, ossessivo, rigoroso e freddo, grazie a cui il film rimane solido e in piedi. Virgil è così protagonista di una storia d'amore impossibile con una giovane ricca ereditiera, Claire, che soffre di una rara forma di agorafobia, la quale le impedisce di uscire di casa da 12 anni, pian piano riuscirà ad ottenere la sua fiducia. Sicuri che sia una persona autentica?
Oltre a Rush ci sono anche altri importanti attori come Donald Sutherland, qui relegato in un ruolo troppo secondario e Jim Sturgess in una discreta prova, mentre mi ha sorpreso la giovane Sylvia Hoeks che interpreta Claire, tutti sono curati nei minimi dettagli compresa l'enigmatica nana savant.
In conclusione La migliore offerta è un film magistrale, che richiede un alto livello di attenzione, dove la verità non si scopre agevolmente, e soprattutto ci ricorda che l'amore non può essere l'illusione di una volta sola, ma una partita da giocare giorno dopo giorno, anno dopo anno per tuta la vita, rischiando e provando, in una sola parola vivendo, altrimenti si rischia di essere abbagliati da una colossale bugia.
Forse un capolavoro.

Voto: 8

Giorgio Barison

martedì 9 luglio 2013

Viva la libertà

Roberto Andò è un regista che proviene da lontano. Dall'amicizia in gioventù con Leonardo Sciascia, alle collaborazioni, come assistente alla regia per Fellini, Cimino e Coppola, avvicinandosi alla pellicola, prima con un documentario ed infine nel 1995 con il suo primo lungometraggio Diario senza date. Viva la libertà, suo ottavo film, è decisamente atipico per approccio e scelta narrativa. L'idea di base è apparentemente semplice: il candidato alle elezioni politiche del centro-sinistra qualche settimana prima del voto lascia tutto e si rifugia in Francia, il suo primo assistente nel panico chiama il fratello gemello a sostituirlo, peccato sia appena uscito dal manicomio.
Sono due uomini i fratelli Oliveri con molto in comune, in primis l'aspetto fisico, con gli occhiali sembrano due gocce d'acqua, ma con un carattere agli antipodi: Enrico Oliveri è freddo, glaciale, poco disponibile, pragmatico, disilluso, sotto pressione da tutti, mentre Giovanni Fernani è invece un convalescente sotto farmaci, aspirante professore di filosofia spensierato.
Qualcuno dice che proprio nelle situazioni più insolite che diamo il meglio di noi stessi, questo è quello che avviene a Giovanni Fernani, il fratello di Enrico, si immedesima perfettamente nel ruolo, divertendosi e assumendo scelte anche importanti, uniche le scene di ballo con il cancelliere tedesco. La sostituzione si rivelerà la mossa vincente per la competizione elettorale. Durante ciò il vero Enrico Oliveri rimane tranquillo e turbato in Francia a seguito della sua vecchia fiamma. E' una fuga dalla realtà o un riprendersi i propri tempi e spazi dopo un vorticoso periodo, durante il quale era soffocato da tutti e da tutto? Allo spettatore l'ardua scelta, io credo più nella seconda possibilità.
Soffermandomi sul cast importante di questo film, sono da sottolineare le due ottime performance di Toni Servillo e Valerio Mastrandrea, il primo a doppio volto, interpretando due personaggi, con aspetto identico  a doppia faccia e due caratteri diversissimi, mentre il secondo si riconferma un ottimo comprimario. Mi auguro che anche per Mastrandrea giunga il momento di essere protagonista lo meriterebbe proprio.
In definitiva un film che non parla di politica, che rimane solo sullo sfondo, ma riguarda il grande tema della libertà, delle scelte, dove ognuno di noi è libero o dovrebbe sentirsi tale di fare ciò che vuole, da qui il titolo appunto, Viva la libertà.

Voto: 7,5

Giorgio Barison

martedì 25 giugno 2013

L'uomo d'acciaio

S come speranza, S come Superman. Ripartire una nuova saga dedicata ad un supereroe non è mai semplice, si dice reboot in inglese. Zack Snyder (300, Watchmen) si è cimentato con con Superman, l'uomo dal mantello rosso e dalla tuta blu, ricordato dai più interpretato da Christopher Reeves e più di recente dalla meteora Brandon Routh. Questa è la volta di Henry Cavill, ragazzone inglese classe 83', al centro di un film sul passato, sulle origini, introdotto a tal proposito da un lungo prologo ambientato su Kripton, forse un pò troppo eccessivo per durata, in una visione apocalittica da fine del mondo. Superato il primo ostacolo ci addentriamo con rapidità nella vita e nella crescita di Clark Kent: in mezzo al mare su un peschereccio, in un salvataggio durante le scuole elementari, mentre dialoga con il padre Jonathan Kent (Kevin Kostner), ciò è permesso da un montaggio articolato con numerosi salti in avanti e all'indietro, che però rende difficile in certi casi la comprensione dello sviluppo narrativo. Il regista noto per il suo stile eclettico decide di applicarlo anche qui, in un film che pone un nuovo inizio ad una saga importante, il seguito è già quasi ufficiale, mischiando una fotografia originale, un montaggio pieno di salti e ritorni e uno sviluppo poco chiaro, impegnando oltremodo lo spettatore ad una visione di oltre 140 minuti onestamente troppi osservando gli ultimi venti circa monotematici.
Un film in definitiva che rielabora la storia classica di Superman, puntando sul suo soprannome fin dal titolo per smarcarsi dai precedenti, inserendo nello sviluppo tantissima azione fantascientifica, il generale Zod e le astronavi dal passato, fuori luogo in questi termini a mio avviso, e con alcuni salti di sceneggiatura, vedasi la struttura del prologo e il quasi assente rapporto tra Clark e i genitori; un film che ci offre molte domande a cui solo il seguito potrà rispondere.

Voto: 7

Giorgio Barison

sabato 8 giugno 2013

Solo Dio perdona

Rosso come il sangue. Rosso come le tende del ristorante. Rosso come la Thailandia; e una spruzzatina di azzurro. Questo è l'impatto visivo secondo l'ultimo film Nicholas Winding Refn. Un film crudo, spietato all'inverosimile.
In breve la trama: due fratelli inglesi Billy e Julian gestiscono un traffico di droga e utilizzano una palestra di thai boxe come copertura, una notte il più grande Billy in un raptus di ira violenta e uccide in modo barbarico una giovane ragazza. Il comandante della polizia entra in azione come giudice supremo per imporre di nuovo l'ordine. Immerso in una realtà metafisica dove è considerato al pari di un giustiziere il quale con il suo silenzio e la sua lama affilata annienta tutto ciò che tocca. A vendicare Billy rimangono così due persone, la madre Jenna e il fratello Julian (Ryan Gosling), disancorate dalla realtà, assenti, specie il secondo. La madre è ferita nel profondo e nonostante tutte le circostanze del caso desidera con ogni modo lecito o meno trovare l'assassino del figlio senza badare alle conseguenze del caso.
Lo spettatore è soffocato da un labirinto di morte senza senso, pieno di sangue e soprattutto metodi di tortura, accompagnati qua e là da scene erotiche decisamente fuori luogo. Una tortura e una violenza troppo gratuita a mio avviso, in un film avarissimo di dialoghi, e dove i pochi presenti sono pure sottotitolati in italiano rendendo ancora più pesante la narrazione.
In conclusione un film forte, che difetta non per acume narrativo, ma per gratuità eccessiva di alcune scene violente e per i troppi silenzi, che rendono incomprensibile, a lunghi tratti, il film e ciò che il regista avrebbe voluto dire. Nicolas Winding Refn non era solo Drive ciò lo sapevo benissimo, ma per me ha perso un'occasione per mostrare le sue capacità, mentre Ryan Gosling, mio beniamino,  muto così come nel precedente film, è questa volta privato di valore e significato, troppo multiforme per ottenere la dignità di personaggio a tutto tondo.

Voto: 5

Giorgio Barison

mercoledì 29 maggio 2013

La grande bellezza

Prima o poi Paolo Sorrentino avrebbe dovuto affrontare la città di Roma, tema inevitabile per tutti i grandi registi, lui ha deciso di farlo a modo suo con molta originalità. Eviterò quindi ogni paragone con altri registi illustri del passato, La grande bellezza è un film sul senso di essere italiani nel profondo, in particolare in tal caso cittadini di Roma. Partendo dai suoi monumenti, uno dei suoi colli, il Gianicolo, fino a scendere nelle sue viscere raccontando la città e la vita secondo il punto di vista di Jep Gambardella, un vero personaggio perfettamente costruito, in cui Toni Servilo si reinventa ancora una volta, invecchiando un pochino, aggiustando anche il suo accento, qui un miscuglio tra il romano e il napoletano. E' un giornalista di terza categoria un tempo scrittore, di un solo romanzo, che conduce una vita dissoluta, senza badare a orari e spese, passando notti a bere drink e a ballare nelle più esclusive terrazze della città eterna. La sua vita è una non vita, alla fine passeggia solo in orari insoliti per la città, vedendo la morte di persone care contro cui non può opporre nulla se non l'ipocrisia. Attraverso i suoi occhi vediamo le menzogne degli italiani, comprese le sue, di cui è ben consapevole, smascherando quando può quelle degli altri. Una realtà e una città dove bambine sono considerate artiste, e dove cardinali, opinionisti, scrittori, direttori frequentano i migliori party senza differenze di età o ruolo, una società opulenta di notte e povera di spirito di giorno, dove la grande bellezza è frutto di una ricerca lunga e laboriosa.
Un film denso di rimandi e citazioni, non lineare per trama, anzi, immerso in un gioco tortuoso difficile da comprendere anche per lo spettatore più attento, oltre a ciò il regista decide di puntare molto sulla contrapposizione tra scene e musiche molto diverse, si veda musica sacra/da discoteca con le scene del canto delle bambine e del party in terrazza. Un film retto da un magistrale Toni Servillo, un personaggio che ho amato con tutte le sue asprezze e stranezze, e da due ottimi comprimari Carlo Verdone e Sabrina Ferilli, lui aspirante autore di teatro squattrinato, lei, spogliarellista in una night, in uno dei rari ruoli drammatici risulta profonda e vera.
Un film affresco di una certa italianità senza sconti, non è Fellini o altri, è Paolo Sorrentino.

Voto: 8

Giorgio Barison